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Percorsi d’arte La galleria informale di Germania Cavalli
Per chi proviene da fuori, dalle nebbie padane, o dalle grandi città, giungere in Lunigiana, perdersi nell'esplorazione della Val di Magra, scoprire paesi che hanno da raccontare qualcosa di diverso dalle solite storie che popolano la nostra fantasia, fermarsi in una frazione persa in un bosco di castagni e poter finalmente dire "ma dove diavolo sono finito?" e non trovar nessuno, se non un gatto, a cui chiedere informazioni, è una di quelle esperienze che ha realmente dello straordinario. Ancora più stupefacente è scoprire che in quei piccoli centri qualcuno ci vive, o perché è fuggito dalle ansie della tarda modernità, o perché è tornato ad abitarci dopo essere emigrato, o perché qui è nato e qui è rimasto. Se qualcuno qui vive, qualcun altro vende e commercia, il visitatore può restare stupito nell'entrare in un negozio della Val di Magra. Ogni bottega è un racconto cui appassionarsi, una novella piena e articolata, basta affrontarla coi ritmi del luogo, con la calma tipica di questa gente. Se poi, scesi a valle, ci si trova ad entrare in uno dei tipici negozi del Comune di Villafranca, i racconti si moltiplicano ad agitare l'animo dell'uomo curioso. Un Comune popolato di negozi d'antiquariato, quasi che l'antico sia un prodotto tipico da tutelare, una produzione di origine controllata, in ogni bottega tante storie diverse. Il più significativo di questi incontri il visitatore lo può fare recandosi nella frazione di Filetto. Entrati tra le mura del borgo e salita la "Montadella", subito l'occhio spazia sulla larga piazza quadrata. Quando la vista, dopo aver notato sul fondo della piazza la presenza di una fontana, incespica sull'angolo destro, il desiderio che ci muove non è più quello di assaporare dell'acqua fresca ma quello di curiosare dietro le vetrine, ci si avvia allora verso l'ingresso di "Antichità Cavalli". Tutto quello che nell'immaginario un negozio d'antiquariato può dare, qui lo si trova: ambientazione caratteristica, odore di legno buono, calore, vetrinette colme di oggetti, grandi mobili, faldoni di carte vecchie, statuine, stampe, quadri, libri, vetri, pietre, ferri e ceramiche. Tra questo ordine sconnesso e affollato di cose, che segue i dislivelli arcaici del pavimento, si trovano anche opere d'arte contemporanea, perfettamente integrate tra gli altri oggetti, degne consorelle, che reggono il confronto col passato. Terminato il giro da basso è spontaneo proseguire al piano superiore. Salita la scala le opere d'arte si presentano, mirandoline suggestive, smaniose di farsi guardare, appese su pareti che sono pregne di quel senso del tempo passato che si usa dire "pittoresco". Giunti al pianerottolo, nell'entrare alle stanze, ci si accorge di non essere in una galleria d'arte, e nemmeno in un negozio d'antiquariato, ma in una casa, col fuoco acceso, la cucina, il bagno, la camera dei bambini e...le opere, ovunque, da guardare e da toccare. Qualcuno seduto in salotto ti osserva gentile. Il disorientamento blocca il visitatore, non ci sono categorie di spazio chiare; fin dove si può entrare e fin dove no? Qual'è il limite tra bottega e casa? Tra visitabile e riservato? Tra pubblico e privato? Dopo l'iniziale smarrimento ci si accorge che le attribuzioni di spazio sono ben precise, ci sono sia una galleria d'arte che una casa; c'è una galleria con le opere esposte, i depliant, l'artista, il registro dei visitatori, c'è una casa, con la cucina, le camere, le persone, la Tv e il fuoco. Il timore di aver invaso uno spazio privato cede dopo il primo: "prego, prego, si accomodi, entri pure!", a cui si risponde tardivamente "..è permesso?". Sembra incredibile ma è vero, la galleria prosegue nella casa! E il pensiero che sale alla mente del cittadino abituato alle case blindate è: "ma come fanno a fidarsi!?". Lo stupore nel visitatore aumenta mentre guarda i vecchi mobili, la libreria, le pareti logore che sembrano realizzate appositamente per fare da cornice agli oggetti, le opere d'arte in perfetta sintonia con l'ambiente e selezionate con cura dalla sensibilità degli artisti ospiti e di Germana Cavalli, la padrona di casa. Il coinvolgimento avvolge al punto che ci si vorrebbe fermare nella stanza dei bambini per dare un contributo artistico, con pastelli e pennarelli, a quella che assume sempre di più l'aspetto di una installazione d'arte concettuale, in cui la vera opera d'arte è il progetto che la sovrasta e la vera grande artista è la gallerista, che dispone gli autori e le opere secondo un suo intento d'artista. Questo spazio espositivo, contenitore stratificato di esperienze, storia e oggetti, lo si può definire a giusto titolo "La Galleria Informale di Germana Cavalli". Informale non perché legata alle correnti d'avanguardia dell'arte astratta e dell'action painting, ma perché si tratta di una galleria d'arte ospitata in una casa abitata, con le caratteristiche di entrambe, ma senza dare forma definitiva a nessuna delle due. Ed è meraviglioso entrare da semplice turista in questa casa, trovare l'artista che chiacchiera con la proprietaria e poter entrare a far parte del discorso, mentre ti è offerto un bicchiere di vino, poter guardare le opere contemporanee esposte in un palazzo antico, come se fossero il suo arredo naturale, ed essere partecipe sorpreso del mecenatismo della nostra epoca, quella sensibilità di uomini e donne amanti dell'arte contemporanea, che la sanno capire e che, soprattutto, la sanno collocare e offrire nel giusto modo alla gente e ai visitatori. Come a Varese vive il formidabile esempio della Villa del Conte Panza, come a New York l'artista-gallerista Joseph Kosuth crea le sue installazioni con opere di altri, così a Filetto, nella "Galleria Informale di Germana Cavalli" vivono queste due idee, ma con uno stile diverso e uno stimolo in più, quello di essere ospitati cordialmente in una casa, calda e accogliente.
Antichità Germana Cavalli Piazza Immacolata, 9 54020 Filetto di Villafranca in Lunigiana (Ms).
di Simone E Agnetti - Inverno 2003 |
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