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Arte e pazzia - Appunti e divagazioni su Pazzia e Arte
La pazzia ha assunto, a causa del romanticismo, un ruolo predominante nel mondo dell'arte. Non tanto la malattia mentale in sé, quanto uno stato di cose che lega l'artista all'immaginario di pazzo, irrazionale, non-normale, non-comune, vediamone alcune ragioni. Nel periodo prerinascimentale l'artista (pittore, scultore, ornatore) era considerato come un artigiano abile e savio, che lavora e viveva del lavoro manuale, e il poeta come un intellettuale posto ad un gradino alto della società vicino ai potenti (clero e nobiltà). Durante il rinascimento l'artista assume una posizione di rilievo mai avuta in precedenza e può permettersi di opporsi ai potenti imponendo la propria opinione (vd. Michelangelo coi papi, Leonardo coi potenti etc.). Il ruolo dell'artista come uomo importante che impreziosisce le corti dei potenti dura fino all'avvento e la caduta di Napoleone. Con la perdita di potere progressiva della nobiltà e del clero nella società (nonostante il ritorno di fiamma di restaurazione e impero ausburgico etc.) anche gli artisti perdono il peso che avevano prima. Il romanticismo fa assumere alla pazzia un valore estetico nuovo. Assume a propria cifra stilistica il pazzo, basti ricordare: la folle corsa dell'alter ego di Ugo Foscolo (1778-1827) nelle lettere dell' "Ortis" e il suo corrispettivo tedesco nel giovane Werter per la letteratura (Goethe 1749-1832), la scapigliatura italiana come movimento letterario e pittorico e stile di vita sregolato, i bohemien francesi che vivevano in modo sregolato e trasandato. L'uso di droghe da parte di alcuni artisti, oppio in particolare, e il cambiamento della società da agricola e nobiliare in borghese e industriale sposta l'attenzione su nuovi valori (produzione, stato, risorgimento, borghesia), fa si che l'artista venga reietto come un pazzo o un vagabondo, poiché non conforme allo stile di vita moderato della borghesia. Gli impressionisti francesi e, prima ancora, i macchiaioli italiani, concentrano l'attenzione non più su forme, proporzioni e prospettiva, ma sul colore, la luce e su uno stile che spezzi col passato e con le accademie, uno stile che non ha più a che fare con l'arte celebrativa del clero e dei nobili. Sul finire dell'ottocento prolificano artisti pazzi in Europa: Van Gogh (1853-1890) ne è l'esempio estremo e più celebrato appunto per il connubio arte e pazzia, rivalutato solo da morto e esaltato dal mercato dell'arte. Van Gogh nel 1889 dipinge il suo autoritratto con la testa fasciata dopo essersi ferito l'orecchio. A celebrare i nuovi potenti, i borghesi, ora c'è la fotografia e non più la pittura, anche se la ritrattistica prosegue, come pure l'acquisto di quadri d'arredo. Tutti gli artisti, anche i più pacati, debbono darsi un aspetto e stile di vita originale, irregolare, pazzo, è il bisognoso di fuggire e di estraniarsi da un mondo fatto di enormi città e quartieri operai delle nascenti industrie, l'artista appare agli occhi dell'uomo comune come un diverso. Baudelaire (1821-1867) canta la fuga dell'artista dal mondo che non gli appartiene più, Freud (1856-1939), Jung e soci cercano un altro mondo dove portare l'uomo, un mondo dentro l'uomo stesso: la psicanalisi. Wagner (1813-1883) ha il tempo di celebrare la grande Germania mentre Nietzsche (1844-1900) prima gli è amico, poi lo odia e poi impazzisce e muore in manicomio. Chi non si adegua alla borghesia o alla classe operaia o è un pazzo o è un intellettuale o è un artista. La musica subisce un primo trauma con il romanticismo, i brani non sono più melodie canticchiabili ma concerti per pianoforte non ripetibili e molto personali e intimi (Schumann, Schubert, Brams, Chopin etc.). La musica si avvia alla dodecafonia e alla serialità che smonta la melodia e la incastra in serie matematiche (Schönberg, Berg, Weber e più tardi Adorno e il bresciano Camillo Togni). Nasce il cinema nel 1895. Il teatro diventa assurdo e violento, il 10 dicembre 1896 nel teatrino simbolista di Oeuvre a Parigi viene rappresentato Ubu Re, di Alfred Jarry, un Mach Beth violento che aggrediva e insultava il pubblico col linguaggio tipico della seconda avanguardia teatrale. Il Novecento si apre con l'avvento della tecnocrazia, la macchina la fa da padrone nelle città e le avanguardie artistiche ne sono influenzate.Il primo manifesto futurista stampato sul Figaro nel 1909 assume come cifra stilistica la macchina, la velocità e la guerra. La poesia si destruttura, il futurismo italiano da nuovo vigore e nuovi valori all'arte dopo la decadenza e i crepuscolari. In opposto alle avanguardie, il pazzo tra i pazzi, dove i pazzi sono i futuristi e il pazzo è Dino Campana (1885-1932), pubblica nel 1914, dopo fatiche immani, il suo unico lavoro, i suoi Canti Orfici, prima di finire in manicomio e dopo un'avventurosa vita da girovago. La malattia mentale diventa argomento di letteratura, Svevo (1861-1928) si dedica la romanzo Psicanalitico stimolato dall'amico Joyce, lo "Zeno" è del '23. Gli anni venti vedono la pazzia imperare anche nel cinema, l'espressionismo tedesco dona alla storia del cinema dei capolavori che mettono in scena la follia, ne ricordo solo alcuni, innanzitutto nel 1920 "Il gabinetto dl dottori Caligari" di Wiene, "Nosferatu il Vampiro" di Murnau nel 1922, e infine "Metropolis" di Lang nel 1927 che chiude la corrente. L'artista deve essere pazzo ed eccentrico per essere tale. Il cubismo e le avanguardie allontanano ancora di più il mondo dell'arte dalla normalità della gente. Tutto è cancellato dall'avvento delle dittature totalitarie. Più che in Italia, paese in cui né il cinema né le arti figurative subirono mai una censura diretta ma furono influenzate "dall'aria che tirava" (di fatti la scuola sperimentale di cinema di Roma o la Brera di Milano erano piene di comunisti), fu in Germania e in Russia che il governo dittatoriale spazzò via il linguaggio delle avanguardie, troppo lontano dal popolo e troppo poco celebrativo per il dittatore, con esso spazzò via anche gli artisti sperimentatori o pazzi, per non parlare della morte di centinaia di musicisti, pittori, compositori e creativi ebrei nell'Europa di Hitler. L' Europa-maceria del dopoguerra diede modo di far rinascere la figura degli artisti pazzi, difatti, Antonio Ligabue (1899-1965) può divenire famoso solo nei primi anni sessanta, grazie alla rinascita del mercato dell'arte durante il boom economico e la promozione della sua pittura naïf. Negli anni '70 è rivalutata la figura poetica, dimenticata, del poeta morto pazzo Dino Campana, gli sceneggiati TV della RAI raccontano a tutti le vite degli artisti pazzi, da Michelangelo, iracondo e creativo, a Leonardo, geniale e incompreso, a Van Gogh, pazzo e incompreso, a Ligabue, anche lui pazzo e incompreso. La Tv ha un ruolo fondamentale nel cantare come pregio e caratteristica la follia per l'artista vero, l'autenticità passa per l'incompreso dei contemporanei e la rivalutazione dopo la morte. Negli anni Settanta l'arte torna ad allontanarsi dalla gente, neodadaismo, arte psichedelica (da non sottovalutare gli stati alterati della mente provocati dall'LSD nell'arte degli anni 60 e 70), arte concettuale, arte povera, teatro d'avanguardia, lo stesso Andy Warhol (1930-1987) padre creativo dell'arte pop, l'arte per il popolo, vestiva e si atteggiava come un pazzo, coi capelli in piedi e abiti stravaganti. La fusione tra artista e pazzia, in tutte le discipline dell'arte è compiuto appieno. Ultimo gradino è la fondazione dell'Accademia della Pazzia di Claudio Misculin, regista e autore italiano che lavora coi malati di mente, essendo anch'egli stato ricoverato in manicomio.
di Simone E Agnetti |
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